lunedì 13 novembre 2017

Recensione: Profumi perduti, di Charlotte Link - Tea Edizioni


"Profumi perduti" è il secondo episodio di una saga familiare pubblicata da Charlotte Link diversi anni orsono. Acquistai compulsivamente tutti e tre i volumi perché Charlotte Link è tra le mie autrici preferite, ed ero praticamente certa che mi sarei buttata a capofitto in una storia affascinante e bellissima, a cui avrebbe fatto da sfondo quasi un secolo di storia europea. Bene! Cosa volere di più? Ed invece quella prima lettura si rivelò un mezzo fallimento: Venti di tempesta, a parte la perfetta trasposizione letteria degli avvenimenti storici che tessono i fili della trama, c'era poco altro di interessante. In particolare la protagonista, una giovane tedesca dell'alta borghesia, mi era rimasta letteralmente indigesta. Felica Donnelly, rampolla arrogante ed egoista, mi era parsa la copia mal riuscita della più grande eroina romanzesca di tutti i tempi: Rossella O'Hara. Questo parallelismo, sicuramente voluto dall'autrice, non ha reso giustizia alla sua protagonista, anzi, trovo che l'abbia penalizzata come non mai. Contesa da due uomini estremamente diversi tra loro, è anticonformista e caparbia al limite del sopportabile, ma ha in dote un grande fascino grazie al quale riesce a soggiogare una quantità di uomini imbarazzante per quei tempi. Tutti, indistintamente, sono pronti a stenderle il tappeto rosso quando noi lettori vorremmo invece solo  prenderla a schiaffi.
Ogni volta che il suo sex appeal aggancia il malcapitato di turno, la Link insiste noisamente ed inutilmente sulla descrizione dei suoi occhi grigi e freddi: talvolta sono  come l'acciaio, altre come il mare in burrasca, altre ancora come canne di fucile pronte a sparare, e chi più ne ha più ne metta. Sono il tratto distintivo delle donne della famiglia Donnelly, e come tale ce lo porteremo dietro anche nel seguito che mi accingo a recensire. E, se tanto mi da tanto, anche nel terzo episodio della saga troveremo sicuramente qualche donna della famiglia che ci ammorberà coni suoi straordinari occh.
Questo secondo episodio, che mi ero ripromessa di non leggere ma che invece dopo anni ho deciso di affrontare, non ha deluso le mie aspettative di partenza, che erano per l'appunto medio basse. Lo scenario storico logicamente è cambiato, gli anni sono passati e ritroviamo Felicia nel pieno della sua maturità. Ha 42 anni, è madre di due figlie grandi, Susanne e Belle, ed entrambe l'hanno resa nonna. L'attenzione ora si sposta da Felicia alle figlie, in particolare Belle sembra essere la sua copia esatta: possiede infatti lo stesso fascino ambiguo della madre, la stessa freddezza e lo stesso egoisimo e, soprattutto, gli stessi occhi grigi (aridaje) che faranno capitolare una nuova generazione di uomini. Susanne sposa un membro delle SS e pare priva di una volontà propria, ragione per cui resterà molto marginale alla storia. Ottenebrata dalla propaganda nazista del marito non si rende  pienamente conto di cosa significhi servire il Furher. Cercherà fino alla fine di dare al marito a alla Germania un figlio maschio,  invece partorirà tre femmine una dietro l'altra  e sarà vittima di un matrimonio infelice. Belle invece sposa Max, un attore berlinese, ma a pochi mesi di distanza dal matrimonio si invaghisce di Andreas, imprenditore senza scrupoli bello e dannato che diventa il suo amante.  Belle a differenza della sorella ha un carattere fiero ed indomito, e pertanto destinata a diventare la protagonista principale del romanzo:  a lei viene affidato lo scomodo ruolo di eroina ribelle e volitiva, tenace e battagliera. Non solo Belle è identica alla madre fisicamente e caratterialmente, ma la Link le costruisce via via un vissuto che è praticamente il copia incolla di quello di Felicia. Ma perché? Non si poteva trovare qualcosa di diverso per Belle, che di mestiere fa l'attrice e non l'imprenditrice? Niente da fare, tocca rivivere le stesse scene di passione amorosa, di struggimento interiore e di sentimenti dilaniati, con questi occhi grigi che ogni tre per due saltano fuori a perseguitarci. Un altro appunto che sento di dover fare mio malgrado è l'inusitata lunghezza di alcune pagine nient'affatto funzionale alla storia, utili  solo ad allungare il brodo e a dilatare la tensione degli avvenimenti che ne fanno da sfondo. Con duecento pagine in meno avrebbe avuto un ritmo più incalzante, le melensaggini sarebbero state ridotte al minimo indispensabile ed i continui richiami alla felicità domestica di Lullin,  la splendida tenuta di famiglia  situata nella Prussia Orientale a cui Felicia e le sue figlie sono così legate, sarebbero stati decisamente più godibili e meno stucchevoli. I paesaggi della campagna prussiana sono descritti in modo impeccabile, ma la troppa insistenza fa perdere pathos ai ricordi felici  di Felicia e delle sue figlie. Lullin rappresenta la bellezza autentica, la spensieratezza, la pace e la quiete interiore a cui sempre si poteva fare ritorno, ma i tempi sono cambiati irrimediabilmente e  l'orrore della guerra travolgerà anche quell'ultimo baluardo di felicità, portandosi via la storia di una famiglia intera. Una storia che Felicia, tornata protagonista verso la fine del romanzo, proverà a ricostruire grazie al suo spirito battagliero ed indomito, fiaccato dagli eventi ma ancora animanto da una  fiammella di speranza.
La Link è un'autrice da dieci e lode e lo dimostra anche in questo romanzo, nonostante le evidenti falle e tutte le critiche che si possono fare. Il suo stile è sempre una garanzia,  sa creare vere e proprie magie letterarie e da vita a personaggi che, antipatia o simpatia a parte, sembrano donne e uomini in carne ed ossa, con la loro inconfondibile fisionomia, la loro accurata costruzione psicologica e il proprio vissuto. Non sono figure statiche, ma seguono una loro evoluzione e non tradiscono mai la loro natura: questo è un aspetto importante, perché è l'unico elemento che è in grado di conferire verosimiglianza ad una saga familiare e che permette al lettore di immedesimarsi in tutto e per tutto. Anche l'ambientazione è molto ben riuscita, con una  ricostruzione storica da applauso.  Senza dubbio è stato questo aspetto a farmi apprezzare un romanzo che tutto sommato non ha nulla di eccezionale, trasportata dalla tensione e dalla drammaticità degli eventi bellici. Sono diversi i personaggi che incontriamo proseguendo con la lettura, ed ognuno di loro ha un ruolo ed un approccio differente rispetto a quello che sta accandendo a Berlino: Felicia non prende mai posizioni ufficiali ma detesta Hitler e si rifiuta di eseguire il saluto nazista, nonostante il genero sia un importante membro del Reich. Segue la sua indole e fa quello che ritiene giusto, offrendo riparo ad ebrei fuggiaschi e tacendo su quello che sa. Il suo ex socio in affari si adopera per offire loro passaporti e lavoro oltre oceano, in modo che possano fuggire negli Stati Uniti, mettendo a repentaglio la sua stessa vita. Max, il marito di Belle, sarà costretto a partire per la campagna di Russia, assistendo con i propri occhi all'orrore dentro l'orrore, partecipe di una sconfitta di cui in Germania non si doveva parlare e che gli lascerà strascichi terribili. C'è poi Claire, una giovane e mite donna francese che, dilaniata per la morte del figlio ad opera dei tedeschi, diventerà una partigiana e troverà la sua ragione di vita nell'eccidio del suo nemico. Le voci narrative si elevano molteplici durante il racconto, dando risalto ad un aspetto della guerra di cui forse si parla poco nei libri di storia: per la prima volta infatti mi è capitato di ascoltare il punto di vista del popolo oppressore, di una germania vittima anch'essa della follia di Hitler nonostante fosse la culla dell'orrore nazista. Uomini costretti ad assecondare i deliri di onnipotenza di un pazzo, dati in pasto all'inverno russo senza nessuna concreta possibilità di vincere, una Berlino che da quartier generale del terzo Reich si trasforma in un ammasso di cenere, dilaniata dalle bombe, ferita a morte nell'anima. Questa è la parte migliore del romanzo, ed è quella per la quale vale la pena leggerlo, nonostante le continue digressioni sugli occhi grigi delle donne di Lullin e le primavere prussiane.



TITOLO: PROFUMI PERDUTI
AUTORE: CHARLOTTE LINK
CASA EDITRICE: TEA
PAGINE: 521

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