domenica 7 maggio 2017

Recensione: Via dalla pazza folla, di Thomas Hardy - Fazi Editore



E' da diverso tempo che desidero fare la  conoscenza di Thomas Hardy, importante autore inglese di fine ottocento che, sia  per l'epoca in cui visse che per le tematiche  pessimiste che adombrano le sue opere, costituisce  un importante collegamento tra l'epoca vittoriana e quella del primo novecento, in cui si consolida l'idea che l'uomo è in mano ad un destino ineluttabile, spesso crudele, contro cui non può combattere. Hardy sembra anticipare un ideale filosofico ancora agli albori, ed in questo  risiede buona parte della sua particolarità e della sua  modernità. E' un autore molto innovativo anche per lo stile cinematografico che utilizza nei suoi  romanzi: noi lettori abbiamo la continua percezione di essere  onniscenti di fronte alle scene che lui descrive, totalmente parte dei paesaggi e di una  vita rurale magnificamente descritta. Nessun filtro sembra separarci dalla vita bucolica che Hardy ama raccontare, le immagini sono vivide e le sensazioni molto forti, quasi fossero anche olfattive e tattili. Il mondo pastorale è molto caro a Thomas Hardy: tutti i suoi romanzi sono infatti ambientati nel Wessex (nome fittizzio della contea del  Dorset) a cui è  legato da nostalgici ricordi d'infanzia e da memorie del passato. Nacque infatti nel cuore della campagna inglese da una famiglia di umili origini, un mondo lontano e pieno di poesia che nella sua prosa diventa il protagonista assoluto, ben più dei personaggi a cui da vita."Via dalla pazza folla" è il  primo romanzo ambientato nel natìo Wessex, ed ha come protagonista la vita di una piccola comunità rurale. Tutto è permeato da un'intensa poesia, a cominciare dal titolo: non richiama un nome, un protagonista o un eroe da romanzo, bensì un mondo idilliaco che per l'autore è la massima espressione della vita stessa, l'ambizione suprema cui dovrebbe aspirare l'essere umano. Nella visione di Hardy il mondo rurale è l'unico scenario possibile in cui l'uomo e la natura possono convivere in perfetta armonia, ed allontarsi da questo provocherebbe solo sofferenza e dolore. Se la felicità ha un luogo in cui insediarsi, è sicuramente lontano dalla convulsione cittadina.
All'interno di questo mondo che ha i colori e le forme di un quadro naif, viene ritratta la figura indimenticabile di una giovane donna anticonformista, testarda, indipendente e volitiva: Batsheba Everdene. Il romanzo si apre con la sua comparsa, una visione fugace eppure così intensa  da sconvolgere  per sempre la vita tranquilla del fittavolo Gabriel Oak. Gabriel, all'inizio del romanzo, è un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al lavoro, costruendosi una buona posizione all'interno della piccola comunità. Dopo molti sacrifici è riuscito ad avere un proprio gregge di pecore, e questo gli ha consentito di elevarsi socialmente: nella realtà contadina di quei tempi possedere capi di bestiame, o una terra da coltivare, significava essere benestanti. Gabriel si innamora subito di Batsheba, la quale  aldilà di un carattere bizzoso non possedeva nulla; nonostante la sua condizione di povertà  rifiuta risoluta la proposta di matrimonio di Gabriel, disinteressata com'era agli uomini e saldamente legata alla sua idea di libertà. L'imprevedibilità della vita porta però ad un ribaltamento delle condizioni economiche e sociali dei due protagonisti. Gabriel in seguito ad un incidente perde tutti i suoi capi di bestiame, ancora non assicurati, e il disastro economico lo obbliga a cercare lavoro presso una fattoria. Basheba invece  eredita inaspettatamente alcuni possedimenti da uno zio, diventando così  fittavola a sua volta. Questo rovesciamento improvviso della sorte serve all'autore per mettere in evidenza gli aspetti caratteriali dei protagonisti, che riescono ad adattarsi alle nuove condizioni di vita affidandosi solo alla propria forza d'animo. Gabriel, solido e maturo, continuerà a svolgere al meglio il proprio lavoro di pastore alle dipendenze della donna che ama, per la quale nutre un sentimento sincero e profondo, indifferente alla gelosia e alle ripicche infantili tipici degli innamorati. Quando capisce che la sua nuova condizione non gli permetterà mai di conquistare il cuore di Batsheba si mette da parte con dignità e compostezza, senza pestare i piedi o mettersi ad imprecare contro la sorte avversa. Attende, paziente, il suo momento. Egli è certo che arriverà, così come è certo dell'alternarsi delle stagioni. Adatta l'amore che sente per Batsheba all'amicizia, diventando suo confidente e consigliere per quanto riguarda le faccende della fattoria. Una solida presenza che gravita nell'ombra, pronto ad intervenire nei momenti di bisogno: è questo ciò in cui si trasforma Gabriel Oak per amore. Batsheba, dal canto suo, deve fare i conti con una grande proprietà da gestire, che non intende affidare a nessun altro. Decide così di farsi carico personalmente dei doveri di fattrice, organizzando il lavoro degli uomini  e gestendo gli aspetti economici della fattoria. Un compito tutt'altro che semplice, ma la sua indipendenza e la sua testardaggine non le consentono di scendere a patti con niente e nessuno. Bathseba è una donna straordinariamente moderna per i suoi tempi ed ha ben poche cose in comune con la maggior parte delle ragazze dell'epoca: non le interessa il matrimonio, perché  sposarsi e diventare moglie di qualcuno soffocherebbe la sua libertà e la sua indipendenza. Scegliere di condurre da sola una fattoria  diventando il capo di contadini, pastori ed operai è una presa di posizione forte e assolutamente fuori dal comune per l'epoca, che Batsheba compie con un grande senso di responsabilità. Tuttavia è pur sempre una donna, bella e volitiva, che ispira amore e  desiderio negli uomini. E' indipendente e testarda, ma questo non le impedisce di essere  immune alle lusinghe amorose  e all'attrazione nei confronti dell'altro sesso. Oltre a Gabriel, altri due uomini si contendono l'amore di Batsheba: Francis William Troy, ufficiale dell'esercito affascinante ed inaffidabile, e Bolwood, il fattore delle confinanti proprietà, che conduce una vita riservata e severa. Alla fine di una lunga attesa arriverà per Gabriel il momento della ricompensa, perchè nella visione di Thomas Hardy la vita premia sempre chi sa attendere. Le vicende amorose di Batsheba, al centro di un intreccio che ci riserverà numerosi colpi di scena, è comunque solo un delizioso contorno. Come affermavo all'inzio il vero protagonista di questo romanzo è la campagna inglese di fine ottocento, con i suoi antichi rituali: la tosatura delle pecore, la festa della mietitura del grano, il lavoro nella malteria. Ogni momento di vita pastorale viene descritto con una tale bellezza che è impossibile resistere alle suggestioni della scrittura di Hardy, veniamo letteralmente trascinati dalla sua  forza espressiva e ci sentiamo parte di quelle scene di vita semplice ed agreste, completamente appagati. Mentre leggiamo veniamo pervasi dal desiderio di appartenere ad uno stile di vita più semplice ed integro, in cui la natura detta i suoi tempi all'essere umano. In questo Thomas Hardy dimostra tutta la sua grandezza di scrittore, perché a fare da spartiacque tra un autore ed un grande autore è proprio la capacità di immedesimazione che si offre al lettore, ed alle sensazioni che si è in grado di far affiorare durante la lettura. Lo stile narrativo non è semplice, tutt'altro. Spesso i pensieri sono esposti in modo tortuoso ed il lirismo raggiunge vette altissime, soprattutto quando siamo di fronte alle scene di vita agreste. E' però qualcosa di naturale, non c'è nessuna forzatura nello stile e questo ci consente  di assimilare certe "fioriture" senza  difficoltà, se non forse all'inizio: è necessario un piccolo sforzo per adattarsi alla prosa di Hardy, perché non è lineare nè immediata. Ma se non vi lasciate scoraggiare dall'impatto, se vi lasciate trasportare dal vortice emozionale delle sue parole, allora leggere Via dalla pazza folla vi procurerà un piacere raro, una gioia che solo noi lettori abbiamo la fortuna di poter conoscere.


TITOLO: Via dalla pazza folla
AUTORE: Thomas Hardy
CASA EDITRICE: Fazi
TRADUTTORE: E. Mistretta
PAGINE: 472

2 commenti:

  1. Non ho ancora letto nulla dell'autore, ma a livello di trama senza dubbio questo è quello che mi ispira di più. Ho talmente tanti classici da recuperare che non so se essere entusiasta o disperata!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ahhh lo so! Anche io sono un po' indietro con i classci, ma questo ha scavalcato tutti gli altri e ne sono stata super felice....l'ho adorato ed ora sono partita alla ricerca degli altri romanzi di Hardy

      Elimina