venerdì 31 marzo 2017

Recensione: la zona morta, di Stephen King -Edizioni Sperling & Kupfer



Su Wikipedia leggo che "La zona morta" è il quinto romanzo pubblicato da Stephen  King ed il primo arrivato  in vetta alla classifica dei best-seller. E' il 1979.
Da allora ad oggi Stephen King è diventato il più grande romanziere di tutti i tempi, prolifico e geniale come nessun altro. Dalla sua fervida fantasia sono usciti romanzi memorabili, che sono entrati nelle case di milioni di persone in tutto il mondo anche grazie alle numerose trasposizioni cinematografiche, quasi tutte ottime. Anche se, nemmeno a dirlo, il libro è sempre meglio.
Siccome nel 1979 la mia vita da lettrice non era ancora cominciata (avevo quattro anni), non posso far altro oggi che andare a ritroso cercando di rispescare i primi lavori di questo scrittore amatissimo, perché non c'è niente come un suo romanzo in grado di compiere, su di me, autentici prodigi. Immedesimazione, senso di appartenza alla storia, empatia con i personaggi ma soprattuto una grande, totale, invincibile nostalgia. Per me la nostalgia kingiana è l'ottava meraviglia del mondo, uno di quei sentimenti che quando ti prende è finita: lo stomaco ti si aggroviglia, gli occhi si inumidiscono, le labbra si increspano in leggeri sorrsi. Nostalgia canaglia.
Johnny Smith è insegnante di letteratura in un liceo di Castle Rock, nel New England, anticonformista e  divertente, molto amato dai suoi alunni. Siamo nel 1970 e Johnny, poco più che ventenne, da qualche tempo frequenta Sarah, una sua collega: dopo alcune peripezie amorose piuttosto insoddisfacenti Sarah incontra ad una festa Johnny e rimane incantata dalla sua dolcezza e dalla sua simpatia. Giovani e innamorati, non sanno che il destino sta per abbattersi sulle loro vite come una mannaia, affialata e maledetta. Dopo aver riaccompagnato Sarah al termine di una serata di festa  trascorsa alla fiera del paese (è la notte di Holloween), Johnny resta vittima di un  incidente stradale a bordo del taxi che lo stava riportando a casa. A causa del terribile schianto rimarrà in coma per più di quattro anni.
Quando si risveglia, con sgomento apprende che il suo mondo è completamente ed irrimediabilmente cambiato: Sarah si è sposata con un altro uomo ed ha un bambino di pochi mesi, sua madre - che già presentava segni di squilibrio prima dell'incidente - ha aderito ad una setta religiosa che predica l'imminente fine del mondo ed è totalmente preda di un fanatismo  che la sta portando alla pazzia; inoltre, si scopre invalido. Le sue gambe si sono atrofizzate, muscoli e tendini sono rattrappiti e non riescono più a sostenerlo e per tornare alla normalità dovrà affrontare una lunga riabilitazione e un'operazione avanguardistica. Ma non è questo l'aspetto peggiore del suo risveglio. John in seguito all' incidente, o addirittura durante lo stato vegetativo, ha acquisito un dono al tempo stesso straordinario e terribile: col solo contatto delle mani è in grado di visualizzare nella sua mente la storia delle persone con il loro passato, il loro presente ed il loro futuro. Durante la permanenza in ospedale per la riabilitazione comincia a diffondersi la voce che Johnny è ua specie di veggente, al punto che una volta tornato a casa non troverà più in pace. La cassetta della posta è inondata di lettere, di messaggi e di oggetti provenienti da chichessia, tutte persone che cercano disperatamente di avere notizie di cari scomparsi, mariti fedigrafi, figli dispersi. E' l'inizio di un incubo, perché l'ignoranza di massa di cui è vittima comincerà a vedere in lui un essere sovrannaturale, un cialtrone che vuole solo arricchirsi, un veggente da mettere sotto contratto. Ognuno ha un'etichetta da affibbiargli, pronto ad osannarlo o a saltargli addosso.  Johnny è un ragazzo schivo di natura e mal sopporta tutta questa pressione da parte dei media che lo additano senza pietà e si sente soffocare dalle continue richieste di aiuto nella ricerca di persone scomparse. Decide così di isolarsi dalla comunità e cerca di riappropriarsi della sua vita, ricominciando per prima cosa dall'insegnamento:  nulla però andrà come previsto. King è molto abile nel farci entrare in punta di piedi nel mondo interiore di Johnny, un mondo che un giorno come tanti subisce una trasformazione dolorosa ed inaspettata, definitiva e terribile. Il suo tormento muove sentimenti di tenerezza e di comprensione  e induce inevitabilmente il lettore  a porsi una domanda, la stessa che l'uomo si pone da sempre: conoscere il futuro sarebbe un dono o una maledizione? Che impatto avrebbe sulle nostre vite, sarebbe uno strumento che aiuterebbe l'umanità o la distruggerebbe definitivamente? Certo la questione è complessa e la risposta non può esaurirsi in poche righe all'interno di un romanzo di intrattenimento, ma sicuramente è un pensiero che non lascia indifferenti e su cui vale la pena soffermarsi a riflettere. La natura umana difficilmente accetta i propri limiti, mentre è pervasa di speranza e di sogni: conoscere in anticipo la nostra sorte ci priverebbe della nostra stessa essenza lasciandoci fermi al palo del progresso, schiacciati dalla paura e certi dei nostri fallimenti.
Johnny comincia a capire che ci sarà un prezzo molto alto da pagare,  perché tutto quello che travalica i confini delle cose terrene porta con sè un contrappeso devastante. Comincia a farsi strada la convinzione di possedere uno strumento potente e  prezioso, che fa di lui una specie di predestinato, e ne ha la conferma quando sente l'impulso irrefrenabile di avvicinarsi ad un uomo politico dalla dubbia moralità che sta tenendo comizi in tutto il Maine in vista delle prossime elezioni. Quando stringe la mano del candidato alla presidenza Greg Stillson un flusso di immagini terrificanti gli arrivano davanti agli occhi, come un fiume in piena: non sono nitide, sono come segnali interrotti, ma la percezione è forte e non lascia dubbi riguardo la catastrofe imminente. Deve agire, e subito. Il futuro presidente degli Stati Uniti è un pazzo psicopatico e solo lui può vedere quell'uomo ignorante e abietto - che sta mietendo un successo dietro l'altro accaparrandosi una grossa fetta di elettorato locale - già insediato sullo scranno della casa bianca .
Come sempre nelle storie che Stephen King racconta l'elemento sovrannaturale è perfettamente stemperato dalla  quotidianità dei suoi personaggi,  così che  mentre proseguiamo con la lettura non facciamo più caso alla differenza tra realtà e finzione romanzesca. L'aspetto psicologico è sempre molto ben sviluppato, e si presta per accogliere al meglio quello che di straordinario accade, mentre la vita scorre con il suo flusso regolare.  Credo che Johnny sia il protagonista kingiano più nostalgico che abbia mai incontrato: si porta addosso come una pesante cappa il rimpianto per gli anni che il coma gli ha rubato, per il suo giovane amore appena nato e subito perduto, per quel figlio che doveva essere suo, per sua madre vittima di un fanatismo religioso che forse avrebbe avuto bisogno di più comprensione, per una riabilitazione fisica e psichica dolorosa di cui porta ancora i segni, per l'emarginazione sociale che subisce a causa della sua diversità. Ma soprattutto,  lui non vorrebbe essere costretto a   vedere. Non vorrebbe essere in grado di conoscere le terribili verità che si annidano dietro una semplice stretta di mano, perché il prezzo da pagare è troppo alto. La vita è un lancio di monetina, ma se sapessimo già il risultato come potremmo goderci l'istante perfetto in cui essa volteggia in aria, prima di ricadere al suolo? L'attesa e la speranza, non sono forse queste le cose che più di tutto ci fanno restare aggrappati alla vita?
ll dramma umano di Johnny è la vera forza di questo romanzo, e pazienza se siamo di fronte ad un autore ancora acerbo, che ha lasciato diverse lacune nella storia e che si è perso in almeno un centinaio di pagine. Io, a Stephen King, perdono tutto.

Titolo: La zona morta
Autore: Stephen King
Casa Editrice: Sperling & Kupfer 
Traduzione:
Pagine: 469

3 commenti :

  1. Ciao Paola, è da un sacco che non passo!!
    Stephen King secondo me è uno scrittore di grande talento, solo che ha il vizio di sfornare capolavori o opere mediocri, senza una via di mezzo (per quel che ho letto finora, almeno). Fra l'altro, credo che tutti si sappia delle voci di ghost writer che girano.
    A parte questo, non ho mai letto questo romanzo nello specifico ma sembra molto interessante. E capisco perfettamente quando parli di nostalgia. C'è qualcosa di caldo e quasi confortevole (nonostante le tramexD) nella scrittura di King, un talento e un senso di familiarità incredibili. E poi, mi è sempre stato (a pelle) incredibilmente simpatico:)

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    1. E' un autore senza dubbio molto chiacchierato, però io ritengo che anche quando sforna lavori "mediocri" rispetto ai suoi standard, sia sempre molto molto meglio di tanti romanzi che ci sono in giro. Insomma, per me è sempre una garanzia! E poi come dici tu conferisce sempre alle sue storia un'umanità straordinaria.

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  2. Non ho letto questo romanzo ma adoro Stephen King... ci farò un pensierino!
    Un abbraccio!

    Nuovo post sul mio blog!
    Se ti va ti aspetto da me!
    http://lamammadisophia2016.blogspot.it

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